Cosa sono i microstock

Si sente sempre più spesso parlare di microstock. Ma cosa sono? Ecco un’analisi di questo fenomeno e alcuni consigli sia per chi vuole servirsene per comperare immagini a prezzi contenuti, sia per i fotoamatori e i professionisti che vogliono vendere le proprie immagini.

Le agenzie fotografiche tradizionali, come Corbis e Getty Images qualche anno fa hanno iniziato a tremare quando si è fatto strada il fenomeno microstock (poi sono corse ai ripari aprendo o acquistando il loro sito di microstock: vedi iStock e Veer). Piccole case editrici, service editoriali alle prese con brochure aziendali, agenzie pubblicitarie e siti web hanno iniziato invece a gongolare. E i fotoamatori evoluti, per i quali le porte delle grandi agenzie fotografiche erano quasi sempre invalicabili, hanno iniziato ad avere la possibilità di vendere le loro foto e illustrazioni. Con guadagni che possono diventare veramente interessanti per chi ha la pazienza di caricare almeno qualche centinaia di foto di livello accettabile su questi siti. Livelli di guadagno che hanno convinto anche tanti professionisti, che in un primo tempo criticavano i microstock, a non trascurare questo modello di vendita. È vero che si guadagna mediamente un dollaro a foto (si incassa da 20 centesimi in su per le foto vendute), ma un buon fotografo professionista riesce a venderne decine di migliaia al mese. Chi scrive queste note, Moreno Soppelsa, pur essendo un fotografo dilettante e con un portafoglio non particolarmente vasto, vende mediamente 800 foto al mese. La quantità compensa quindi il guadagno unitario modesto.

Ecco quindi le ragioni della lenta e inarrestabile avanzata dei microstock, siti che contengono milioni di fotografie royalty free che si possono comperare anche dieci centesimi di dollaro l’una (vedi ad esempio la formula di abbonamento di Depositphotos). I grandi stock tremano perché hanno visto calare le vendite delle foto che avevano in archivio e che piazzavano a una media di 200 euro l’una. Tanto che Getty Images, come abbiamo accennato all’inizio, dopo un primo momento di disorientamento è corso ai ripari acquistando iStock, il primo sito di microstock ad essere stato creato, e Corbis lanciando Veer (dopo aver fallito con SnapVillage). Il fatto è che sempre più aziende editoriali e pubblicitarie preferiscono comperare le foto dei microstock, visto che quelle tradizionali hanno limiti pesanti di impiego: il prezzo varia in base alla tiratura della rivista su cui è pubblicata, delle dimensioni di pubblicazione, della posizione (se è in copertina costa molto di più) e la si può usare una volta soltanto. Una foto di microstock, invece, una volta acquistata a un prezzo medio di pochi euro (ma anche poche decine di centesimi, per chi si abbona) può essere usata un numero illimitato di volte. Una vera manna per chi non può permettersi i prezzi delle foto tradizionali. E anche per i privati che vogliono abbellire i loro siti o blog spendendo una manciata di euro.

Ma come mai c’è questa grande differenza di prezzi tra le agenzie fotografiche tradizionali e i microstock? Grazie a quello che chiamano il Web 2.0, probabilmente. La rete fatta da chi la usa. Alle agenzie tradizionali potevano accedere soltanto i fotografi professionisti, che avevano centinaia o migliaia di scatti da proporre tutti insieme. E tutti di ottima qualità. Ai microstock possono accedere invece tutti, anche chi ha una sola foto. E se è bella, e passa la selezione, la possono vendere. E accettano di venderla per pochi soldi, visto che molti non sono fotografi professionisti, cosa che non farebbero i fotografi delle agenzie tradizionali. E poi c’è il concetto vincente delle foto con licenza royalty free, che prevede che il prezzo del suo acquisto (si compera e si può scaricare immediatamente) consenta di ottenere una licenza per usare la foto senza limiti di tempo e per tutte le volte che si vuole. Le normali foto di agenzia invece si possono usare una sola volta, in linea di massima, e nell’arco di tempo specificato.

Zoom sui principali microstock

La licenza royalty free permette di scaricare foto a prezzi diversi in base all’uso che se ne intende fare. Nel caso di Fotolia, uno dei maggiori siti di foto royalty free con oltre 15 milioni di immagini in archivio, ad esempio, il prezzo varia in funzione delle dimensioni dell’immagine. Un foto in formato “extrasmall, adatta per una pagina Web, costa soltanto un credito e con 30 euro si possono comperare 25 crediti (1,2 euro a credito) fino ad arrivare a un costo di appena 0,75 euro a credito per chi ne acquista 6.400 in una volta sola. Chi decide di abbonarsi per un mese, tre mesi, sei mesi o un anno può scaricare 25 foto al giorno pagandole sino a un minimo di 21 centesimi a foto. In base alla risoluzione prescelta e al tipo di licenza si consumeranno più crediti per acquistare una singola foto. Oltre alle dimensioni si paga anche per il tipo di licenza. Se l’immagine viene utilizzata per illustrare siti web, presentazioni, documenti, brochure, cataloghi, articoli di stampa basta una licenza standard (con i prezzi elencati sopra), mentre se l’immagine viene riprodotta su un bene dove il valore aggiunto dell’immagine è dominante rispetto al prodotto finito (come un calendario, una maglietta, una cartolina) è necessario acquisire una licenza estesa che può costare anche oltre 50 euro. Il fotografo, a seconda del suo livello e del fatto che abbia dato o meno l’esclusiva a Fotolia, a un guadagno che parte da circa il 25% del prezzo di vendita.

Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda Dreamstime, altro frequentato microstock con oltre 12 milioni di immagini, con i prezzi che variano anche da quante volte è stata venduta una foto, ma anche qui si parte da un credito. Il prezzo di una foto aumenta in base al numero di download che ha avuto. A esempio una foto che non è mai stata venduta costa un credito nella risoluzione più bassa (319 per 480 pixel) e sette crediti per quella massima. Il prezzo sale ogni volta che la foto raggiunge un livello superiore, ossia dopo le 5, 10 e 25 e 50 vendite. Per comperare una foto di livello 5 occorrono 11 crediti per la risoluzione minore e 18 crediti per una extralarge da 3.461 per 2.311 pixel. Anche in questo caso il guadagno percentuale per il fotografo cambia in funzione del fatto che sia un fotografo in esclusiva totale su Dreamstime o dal fatto che la singola foto sia o meno in esclusiva. Si va dal 25% per una foto non in esclusiva di Livello 0 al 60% per una foto di Livello 5 di un fotografo in esclusiva. Puoi vedere i prezzi nella sezione apposita di questo sito: Schede dei principali microstock. Anche in questo caso le licenze estese costano di più.

Passiamo a iStock, che viene ritenuto da numerosi addetti ai lavori come il sito di microstock che contiene mediamente le immagini di qualità più elevata. Buona cosa per chi compera e non vuole passare in rassegna anche gli altri microstock per cercare su tre o quattro siti l’immagine migliore, visto che qui ha buone probabilità di trovarne velocemente di buone. Ma dal punto di vista di chi cerca di vendere le foto a questo microstock è bene sapere che la selezione di ingresso è molto rigida: finché non vengono approvate tre immagini campione non si ha diritto a sottoporre liberamente le foto. Le valutazioni su queste foto campione sono molto severe e se sono state bocciate, come accade spesso, per riproporle bisogna aspettare alcune settimane. Il fotografo guadagna dal 15 al 20% del costo di acquisto di una foto, ma se si diventa fotografi esclusivi di iStock si può guadagnare sino al 45%. Diventare esclusivi è comunque più complicato rispetto ad altri siti: è necessario disporre di 250 download e di un indice di approvazione minimo del 50% come prerequisito per far parte del team di utenti esclusivi. Per quanto riguarda chi compera, su iStock si possono pagare le foto a consumo o abbonandosi, come per gli altri microstock. I prezzi delle singole foto vanno da un credito per la risoluzione minore sino a 28 crediti per le foto in altissima risoluzione. Il prezzo dei crediti varia dalla quantità acquistata. Se si comperano solo 6 crediti, il prezzo è di 1,29 euro a credito. Comprandone 1000 ogni credito costa 0,99 euro. Passando agli abbonamenti su iStock questa formula è piuttosto cara, rispetto agli altri microstock. L’abbonamento per tre mesi costa 777 euro e consente di avere 30 crediti giornalieri (si possono scegliere piani con più crediti al giorno). La differenza con gli altri microstock è proprio nel fatto che a disposizione si hanno crediti giornalieri e non download. Per gli abbonamenti, secondo noi, meglio scegliere siti come Fotolia, Dreamstime, Shutterstock o Depositphotos.

Un altro sito molto interessante sia per chi compera fotografie e sia per chi le vuole vendere è Shutterstock. A differenza degli altri siti citati in questa pagina punta tutto sulle vendite in abbonamento. Per un mese costa 199 euro, per tre mesi 569 euro e per un anno 2049 euro. Con questo abbonamento si possono scaricare foto di tutte le risoluzioni e anche i vettoriali. Ci sono poi i pacchetti on demand, che permettono di scaricare qualsiasi immagine nell’arco di un anno. Cinque download costano 39 euro, 25 download costano 179 euro per vettoriali e foto di ogni dimensione. Per scaricare solo Jpeg piccoli e medi (non quindi le alte risoluzioni, 12 download costano 39 euro e 60 costano 179 euro. Anche la licenza estesa è su abbonamento: due foto costano 159 euro, cinque costano 359 euro e 25 costano 1359 euro. Il fotografo guadagna 25 centesimi per ogni foto venduta in abbonamento. Quando i guadagni complessivi superano i 500 dollari, ogni foto verrà pagata 33 centesimi di dollaro. Raggiunti i 3000 dollari di guadagno complessivo passa a 36 centesimi, per arrivare a 38 oltre i 10.000 dollari. Il guadagno per le foto on demand parte da 81 centesimi fino ad arrivare a sfiorare i 3 dollari per foto. Ogni licenza estesa venduta fa guadagnare al fotografo 28 dollari. 25 centesimi di dollaro sembrano decisamente pochi, ma chi ha un discreto portfolio riesce a vendere parecchie foto su Shutterstock ed è quindi nel complesso una buona scelta (per i fotografi l’indirizzo da digitare per proporre le foto è questo). Per chi compera e ha bisogno di tante foto nell’arco di un mese è una scelta altrettanto buona. Assolutamente da provare.

Come è da provare anche 123rf, un microstock che non è partito benissimo ma che ora sta andando discretamente bene. 123rf riconosce ai fotografi royalty molto elevate: il 50% del prezzo di vendita, in dollari. Anche per quanto riguarda le foto in abbonamento i compensi sono elevati: 0,36 dollari per ogni vendita. Chi compera può scegliere la formula dei crediti o quella dell’abbonamento. Nel primo caso il prezzo minimo di un pacchetto è di 15 euro. Si ottengono altrettanti crediti che permetto di scaricare 15 foto in bassa risoluzione (per Web), 7 in media risoluzione (per stampa, ma non a tutta pagina) e via aumentando la risoluzione sino ad arrivare a spendere cinque crediti per una foto nel formato XL. Acquistando più crediti si hanno prezzi migliori.

Molto interessante per chi compera le foto è Depositphotos, un microstock che ultimamente ha fatto passi da gigante e ha una politica di prezzi estremamente aggressiva. Durante i primi sette giorni dall’iscrizione è possibile scaricare gratuitamente cinque foto o vettoriali al giorno di qualsiasi dimensione per un totale di 35 immagini. Previsto un ampio ventaglio di scelta per gli abbonamenti, con il piano standard che parte da 99 dollari per scaricare 15 immagini al giorno. Con 1600 dollari si possono scaricare quaranta immagini al giorno pagandole circa dieci centesimi l’una. Imbattibile, al momento. C’è anche un piano di abbonamento per tre giorni che costa soltanto 19 dollari e che consente di scaricare 10 immagini al giorno. Per quanto riguarda il pagamento con i crediti, ognuno di essi vale circa un dollaro. I prezzi variano dal mezzo credito della foto molto extrasmall ai nove crediti della foto in altissima risoluzione, quando si compera una foto di un fotografo di primo livello (verdi). I prezzi salgono mano mano che il fotografo passa di livello, ma senza esagerare. Anche i fotografi vengono pagati bene, in base al loro livello (determinato dal numero di foto che hanno venduto) e al fatto di aver dato o meno l’esclusiva a questo sito. Gli autori che hanno dato l’esclusiva guadagnano di più: dal 50% di percentuale sul prezzo di vendita per il primo livello al 60% del quinto livello. Buone anche le percentuali degli autori non esclusive, che vanno dal 44% del primo livello al 52% del quinto livello. Il compenso per le licenze estese segue lo stesso schema percentuale e va da 8,8 a 26 euro. I compensi per le vendite su abbonamento vanno dai trenta centesimi di dollaro per gli autori di primo livello non esclusivi (31 per gli esclusivi) ai 40 centesimi del massimo livello.

Citiamo infine quattro altri microstock tra i primi dieci del mondo, partendo da Bigstock. Comperato nel 2009 da Shutterstock, ha una procedura di upload e di inserimento delle parole chiave molto snella. Le vendite non sono entusiasmanti a detta di molti fotografi (è comunque tra i dieci microstock con più traffico secondo Alexa), ma sono tutto sommato costanti nel tempo. La percentuale pagata ai fotografi è solo del 30% del prezzo di vendita in dollari, ma il prezzo medio delle foto è elevato. Purtroppo non esiste una versione in italiano per acquirenti e fotografi. Il principale vantaggio di questo microstock è che si può comperare anche una singola foto, senza dover acquistare pacchetti di crediti (che sono pure previsti). La stessa politica è adottata da Depositphotos. Su Bigstock non è prevista la vendita su abbonamento. Si possono acquistare foto direttamente con la formula “Pay and go”, per cui si paga soltanto la singola foto di cui si ha bisogno, oppure comperare un pacchetto di crediti: 6 per dieci euro, 25 per 39 euro, 100 per 139 euro, 250 per 269 euro e 500 per 399 euro.

Passiamo a Canstock, che riconosce ai fotografi commissioni ottime: il 50% del prezzo di vendita. Gli acquirenti vi possono trovare ottime immagini grazie a un buon motore di ricerca. Anche questo sito ha una veloce procedura di upload e di indicizzazione delle foto. Le vendite sono discrete ma per quelle su abbonamento riconosce ai fotografi soltanto 25 centesimi di dollaro. L’interfaccia è sinceramente brutta, ma disponibile in italiano per compratori e autori.

Da citare anche Panthermedia, anch’esso tra i dieci migliori siti di microstock con un buon catalogo di immagini, sostenuto da un efficiente motore di ricerca. Si tratta di un sito tedesco che distribuisce le foto attraverso una rete di un centinaio di partner sparsi per il mondo. Le percentuali riconosciute a fotografi vanno dal 30 al 50%. Per un fotografo medio con un medio portafoglio i guadagni non sono al pari con altri siti più gettonati, ma sono comunque accettabili. Ha una bella interfaccia ed è gradevole da usare sia per gli acquirenti sia per gli autori, ma purtroppo non esiste ancora una versione in italiano.

Infine Veer è un ottimo sito di microstock che sta facendo molto sul serio grazie alle risorse che vi sta infondendo il suo proprietario di tutto rispetto: nientemeno che Corbis. Secondo tentativo dopo il flop di Snap Village, che ha chiuso i battenti dopo pochi anni di agonia accettando foto di qualsiasi genere e vendendo poco o niente. Ha una bella interfaccia (anche in italiano). Paga ai fotografi commissioni del 35%. La procedura di upload e indicizzazione delle foto è lunga e fastidiosa, al pari di quella di iStock.

L’esclusiva

Non conviene, secondo il nostro parere, affidare le foto in esclusiva le foto a un microstock (anche se la percentuale di guadagno è più alta), ma che è meglio proporle a tutti. Tantomeno non conviene essere esclusivi totali di un’agenzia: vuol dire che non potremo proporre agli altri microstock nessuna foto, nemmeno quelle scartate dal microstock su cui siamo in esclusiva. E i criteri dei selezionatori non sempre sono chiari: capita a volte che venga bocciata una foto che in un’altra agenzia ha venduto centinaia di volte. Senza esclusiva aumentano decisamente le possibilità di vendita, e il guadagno minore è compensato dalla quantità ben superiore di licenze vendute. I selezionatori di Dreamstime sono piuttosto rigidi nella selezione, al pari di quelli di Fotolia che negli ultimi tempi ha introdotto criteri più ferrei rispetto a quelli un po’ più elastici dell’avvio, quando doveva fare magazzino. Anche Shutterstock è piuttosto severo, mentre iStock è sicuramente il sito che ha la selezione più impegnativa. Depositphotos e 123rf sono invece tra i più tolleranti. La nostra percentuale di accettazione di foto è oscilla dal 30 (iStock) al 95% (Depositphotos), sui vari siti con cui collaboriamo. Ogni microstock ha criteri leggermente diversi e molti selezionatori e non ci dobbiamo sorprendere se una foto rifiutata perché definita carente dal punto di vista tecnico da un sito, o ritenuta poco adatta per la pubblicazione, venga accettata da un altro sito.

Foto sì e foto no

Per incrementare le possibilità che le nostre foto vengano accettate, e soprattutto vendute, dobbiamo attenerci a una serie di direttive inderogabili. I microstock non sono come le agenzie che vendono foto ai giornali che le usano per illustrare pezzi di cronaca. I clienti sono designer, grafici, piccoli e medi studi che comprano le foto per impieghi che spaziano dalla brochure di un prodotto a una pubblicità su un giornale locale, dalla decorazione per una tazzina all’abbellimento di una pagina web.

Le immagini proposte non devono quindi contenere marchi registrati, oggetti coperti da copyright, volti riconoscibili di persone a meno che non abbiamo la loro liberatoria. Niente foto di telefonini con il marchio visibile. E nemmeno immagini con la Tour Eiffel illuminata, perché le sue luci sono tutelate da diritti. Anche nelle panoramiche di città bisogna stare attenti a non inviare foto che contengano marchi visibili, posti ad esempio sui tetti degli edifici o su una pubblicità stradale. Vietati anche i contenuti pornografici, ovviamente. Nei microstock che hanno la sezione editoriale, che contiene foto che non possono usate per scopi commerciali ma inerenti al diritto di cronaca, possono essere invece caricate anche foto con logo, persone riconoscibili, proprietà private. Quasi tutti i microstock hanno ormai una sezione editoriale, escluso Fotolia.

Una volta stabilite le immagini che non si possono inviare, dobbiamo individuare i temi e i soggetti che possono essere ritenuti interessanti dagli acquirenti. Una bellissima foto di un tramonto, ad esempio, sarà probabilmente accettata ma avrà scarse probabilità di essere venduta. Uno still life di una tazzina di caffè ben realizzato e con un tocco di creatività che lo distingua dalle altre centinaia di tazzine depositate sarà venduto più facilmente. Per renderci conto di quali sono le immagini più vendibili possiamo sfruttare un’altra opzione interessante di quasi tutti i microstock: guardare le foto più vendute alla creazione del sito o negli ultimi mesi, settimane, giorni.

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Moreno Soppelsa

Giornalista per professione e fotografo per hobby, scrive articoli ed è specializzato nella realizzazione e nel coordinamento di progetti editoriali "chiavi in mano", dai periodici di settore alle pubblicazioni per bambini. Vende le sue foto tramite le principali agenzie internazionali di microstock. Altre informazioni sui suoi siti principali: http://www.microstockpoint e http://www.soppelsa.it.

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